Metodologia

La metodologia di base su cui si fonda il mio intervento parte dalla Psicoterapia Cognitiva.
Questo orientamento terapeutico si è sviluppato negli Stati Uniti intorno alla fine degli anni sessanta in seguito al lavoro clinico di Aaron T. Beck.

La psicoterapia cognitiva è una forma di terapia psicologica che si basa sul presupposto che vi è una stretta relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti e che i problemi emotivi sono influenzati da ciò che pensiamo e facciamo nel presente.

La ricerca scientifica, infatti, ha dimostrato che le nostre reazioni emotive e comportamentali sono determinate dal modo in cui interpretiamo le varie situazioni, quindi dal significato che diamo agli eventi.
Il concetto di fondo è che le persone presentano flussi di pensieri che scorrono parallelamente e che alcuni di essi sono direttamente responsabili delle emozioni dolorose provate dalla persona in una data situazione.

L’analisi dei pensieri può aiutare l’individuo a capire la sofferenza e le cause dello sviluppo e del mantenimento dei disturbi mentali.
Questo approccio si distingue dalla psicoanalisi classica, in quanto sostiene che le motivazioni della sofferenza mentale e i meccanismi di cambiamento psicologico non sono necessariamente da ricercare nell’inconscio, ma possono essere compresi a partire dall’analisi dell’esperienza cosciente della persona.

Cosa distingue la terapia cognitiva dalle altre forme di psicoterapia?

La terapia cognitiva è fondata scientificamente

Studi scientifici controllati hanno dimostrato l’efficacia della terapia cognitiva nel trattamento della maggior parte dei disturbi psicologici, tra cui la depressione maggiore, il disturbo di panico, la fobia sociale, il disturbo d’ansia generalizzato, il disturbo ossessivo-compulsivo, i disturbi dell’alimentazione, le psicosi.

Lo scopo della terapia è la risoluzione dei problemi attuali del paziente e l’attenzione del terapeuta è rivolta soprattutto al qui ed ora. In modo particolare il terapeuta pone la sua attenzione su ciò che nel presente contribuisce a mantenere la sofferenza, pur considerando gli eventi passati e le esperienze infantili come utili fonti d’informazione circa l’origine e l’evoluzione dei sintomi.

Da questa base di partenza, il mio interesse si è mosso soprattutto verso la Teoria dell’Attaccamento di John Bowlby, la Teoria dei Sistemi Motivazionali, e verso il lavoro del San Francisco Psychotherapy Research Group sulla Control-Mastery Theory che sono andati ad integrare il mio approccio cognitivista di base rendendo il mio lavoro terapeutico non rivolto esclusivamente alla risoluzione della sintomatologia presentata dal paziente, ma lasciando spazio alla esplorazione degli aspetti relazionali ed affettivi della vita del paziente allo scopo di migliorarne la qualità. Non mi definisco una terapeuta cognitivista in senso tradizionale. Il mio lavoro terapeutico si ispira ai principi del Cognitivismo Evoluzionista che vede tra le sue teste di serie il Prof Giovanni Liotti.